D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62 (1).
Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 4 giugno 2013, n. 129.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l’articolo 87, quinto comma, della Costituzione;

Visto l’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”;
Visto, in particolare, l’articolo 54 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come sostituito dall’articolo 1, comma 44, della legge 6 novembre 2012, n. 190, che prevede l’emanazione di un Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico;

Visto il decreto del Ministro per la funzione pubblica 28 novembre 2000, recante “Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2001;

Vista l’intesa intervenuta in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 7 febbraio 2013; Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva
per gli atti normativi nell’Adunanza del 21 febbraio 2013; Ritenuto di non poter accogliere le seguenti osservazioni contenute nel citato parere del Consiglio di Stato con le quali si chiede: di estendere, all’articolo 2, l’ambito  soggettivo di applicazione del presente Codice a tutti i pubblici dipendenti, in considerazione del fatto che
l’articolo 54 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come modificato dall’articolo 1, comma 44, della legge n. 190 del 2012, trova applicazione soltanto ai pubblici dipendenti il cui rapporto di lavoro è regolato contrattualmente; di prevedere, all’articolo 5, la valutazione, da parte dell’amministrazione, della compatibilità dell’adesione o dell’appartenenza del dipendente ad associazioni o ad organizzazioni, in quanto, assolto l’obbligo di comunicazione da parte del dipendente, l’amministrazione non appare legittimata, in via preventiva e
generale, a sindacare la scelta associativa; di estendere l’obbligo di informazione di cui all’articolo 6, comma 1, ai rapporti di collaborazione non retribuiti, in considerazione del fatto che la finalità della norma è quella di far emergere solo i rapporti intrattenuti dal dipendente con soggetti esterni che abbiano risvolti di carattere economico; di eliminare, all’articolo 15, comma 2, il passaggio, agli uffici di disciplina, anche delle funzioni dei comitati o uffici etici, in quanto uffici non più previsti dalla vigente normativa;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell’8 marzo 2013;

Sulla proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la
semplificazione;

Emana il seguente regolamento:

Art. 1 Disposizioni di carattere generale
1. Il presente codice di comportamento, di seguito denominato “Codice”, definisce, ai fini dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i pubblici dipendenti sono tenuti ad osservare.

2. Le previsioni del presente Codice sono integrate e specificate dai codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni ai sensi dell’articolo 54, comma 5, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001.
Art. 2 Ambito di applicazione
1. Il presente codice si applica ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del  decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il cui rapporto di lavoro è disciplinato in base all’articolo 2, commi 2 e 3, del medesimo decreto.
2. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 54, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le  norme contenute nel presente codice costituiscono principi di comportamento per le restanti categorie di  personale di cui all’articolo 3 del citato decreto n. 165 del 2001, in quanto compatibili con le disposizioni dei rispettivi ordinamenti.
3. Le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2,
del decreto legislativo n. 165 del 2001 estendono, per quanto
compatibili, gli obblighi di condotta previsti dal presente codice a tutti
i collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di contratto o
incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici
di diretta collaborazione delle autorità politiche, nonché nei confronti
dei collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di beni o servizi
e che realizzano opere in favore dell’amministrazione. A tale fine,
negli atti di incarico o nei contratti di acquisizioni delle collaborazioni,
delle consulenze o dei servizi, le amministrazioni inseriscono apposite
disposizioni o clausole di risoluzione o decadenza del rapporto in caso
di violazione degli obblighi derivanti dal presente codice.
4. Le disposizioni del presente codice si applicano alle regioni a
statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano nel
rispetto delle attribuzioni derivanti dagli statuti speciali e delle relative
norme di attuazione, in materia di organizzazione e contrattazione
collettiva del proprio personale, di quello dei loro enti funzionali e di
quello degli enti locali del rispettivo territorio.
Art. 3 Principi generali
1. Il dipendente osserva la Costituzione, servendo la Nazione con
disciplina ed onore e conformando la propria condotta ai principi di
buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa. Il
dipendente svolge i propri compiti nel rispetto della legge,
perseguendo l’interesse pubblico senza abusare della posizione o dei
poteri di cui è titolare.
2. Il dipendente rispetta altresì i principi di integrità, correttezza,
buona fede, proporzionalità, obiettività, trasparenza, equità e
ragionevolezza e agisce in posizione di indipendenza e imparzialità,
astenendosi in caso di conflitto di interessi.
3. Il dipendente non usa a fini privati le informazioni di cui dispone
per ragioni di ufficio, evita situazioni e comportamenti che possano
ostacolare il corretto adempimento dei compiti o nuocere agli interessi
o all’immagine della pubblica amministrazione. Prerogative e poteri
pubblici sono esercitati unicamente per le finalità di interesse generale
per le quali sono stati conferiti.
4. Il dipendente esercita i propri compiti orientando l’azione
amministrativa alla massima economicità, efficienza ed efficacia. La
gestione di risorse pubbliche ai fini dello svolgimento delle attività
amministrative deve seguire una logica di contenimento dei costi, che
non pregiudichi la qualità dei risultati.
5. Nei rapporti con i destinatari dell’azione amministrativa, il
dipendente assicura la piena parità di trattamento a parità di
condizioni, astenendosi, altresì, da azioni arbitrarie che abbiano effetti
negativi sui destinatari dell’azione amministrativa o che comportino
discriminazioni basate su sesso, nazionalità, origine etnica,
caratteristiche genetiche, lingua, religione o credo, convinzioni
personali o politiche, appartenenza a una minoranza nazionale,
disabilità, condizioni sociali o di salute, età e orientamento sessuale o
su altri diversi fattori.
6. Il dipendente dimostra la massima disponibilità e collaborazione
nei rapporti con le altre pubbliche amministrazioni, assicurando lo
scambio e la trasmissione delle informazioni e dei dati in qualsiasi
forma anche telematica, nel rispetto della normativa vigente.
Art. 4 Regali, compensi e altre utilità
1. Il dipendente non chiede, nè sollecita, per sè o per altri, regali o
altre utilità.
2. Il dipendente non accetta, per sè o per altri, regali o altre utilità,
salvo quelli d’uso di modico valore effettuati occasionalmente
nell’ambito delle normali relazioni di cortesia e nell’ambito delle
consuetudini internazionali. In ogni caso, indipendentemente dalla
circostanza che il fatto costituisca reato, il dipendente non chiede, per
sè o per altri, regali o altre utilità, neanche di modico valore a titolo di
corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio
ufficio da soggetti che possano trarre benefici da decisioni o attività
inerenti all’ufficio, nè da soggetti nei cui confronti è o sta per essere
chiamato a svolgere o a esercitare attività o potestà proprie dell’ufficio
ricoperto.
3. Il dipendente non accetta, per sè o per altri, da un proprio
subordinato, direttamente o indirettamente, regali o altre utilità, salvo
quelli d’uso di modico valore. Il dipendente non offre, direttamente o
indirettamente, regali o altre utilità a un proprio sovraordinato, salvo
quelli d’uso di modico valore.
4. I regali e le altre utilità comunque ricevuti fuori dai casi consentiti
dal presente articolo, a cura dello stesso dipendente cui siano
pervenuti, sono immediatamente messi a disposizione
dell’Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti a fini
istituzionali.
5. Ai fini del presente articolo, per regali o altre utilità di modico
valore si intendono quelle di valore non superiore, in via orientativa, a
150 euro, anche sotto forma di sconto. I codici di comportamento
adottati dalle singole amministrazioni possono prevedere limiti
inferiori, anche fino all’esclusione della possibilità di riceverli, in
relazione alle caratteristiche dell’ente e alla tipologia delle mansioni.
6. Il dipendente non accetta incarichi di collaborazione da soggetti
privati che abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente, un
interesse economico significativo in decisioni o attività inerenti
all’ufficio di appartenenza.
7. Al fine di preservare il prestigio e l’imparzialità
dell’amministrazione, il responsabile dell’ufficio vigila sulla corretta
applicazione del presente articolo.
Art. 5 Partecipazione ad associazioni e organizzazioni
1. Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di associazione, il
dipendente comunica tempestivamente al responsabile dell’ufficio di
appartenenza la propria adesione o appartenenza ad associazioni od
organizzazioni, a prescindere dal loro carattere riservato o meno, i cui
ambiti di interessi possano interferire con lo svolgimento dell’attività
dell’ufficio. Il presente comma non si applica all’adesione a partiti
politici o a sindacati.
2. Il pubblico dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire ad
associazioni od organizzazioni, nè esercita pressioni a tale fine,
promettendo vantaggi o prospettando svantaggi di carriera.
Art. 6 Comunicazione degli interessi finanziari e conflitti d’interesse
1. Fermi restando gli obblighi di trasparenza previsti da leggi o
regolamenti, il dipendente, all’atto dell’assegnazione all’ufficio,
informa per iscritto il dirigente dell’ufficio di tutti i rapporti, diretti o
indiretti, di collaborazione con soggetti privati in qualunque modo
retribuiti che lo stesso abbia o abbia avuto negli ultimi tre anni,
precisando:
a) se in prima persona, o suoi parenti o affini entro il secondo
grado, il coniuge o il convivente abbiano ancora rapporti finanziari con
il soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione;
b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che
abbiano interessi in attività o decisioni inerenti all’ufficio,
limitatamente alle pratiche a lui affidate.
2. Il dipendente si astiene dal prendere decisioni o svolgere attività
inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, di
interessi con interessi personali, del coniuge, di conviventi, di parenti,
di affini entro il secondo grado. Il conflitto può riguardare interessi di
qualsiasi natura, anche non patrimoniali, come quelli derivanti
dall’intento di voler assecondare pressioni politiche, sindacali o dei
superiori gerarchici.
Art. 7 Obbligo di astensione
1. Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o
ad attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi
parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi,
oppure di persone con le quali abbia rapporti di frequentazione
abituale, ovvero, di soggetti od organizzazioni con cui egli o il coniuge
abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito
significativi, ovvero di soggetti od organizzazioni di cui sia tutore,
curatore, procuratore o agente, ovvero di enti, associazioni anche non
riconosciute, comitati, società o stabilimenti di cui sia amministratore
o gerente o dirigente. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in cui
esistano gravi ragioni di convenienza. Sull’astensione decide il
responsabile dell’ufficio di appartenenza.
Art. 8 Prevenzione della corruzione
1. Il dipendente rispetta le misure necessarie alla prevenzione degli
illeciti nell’amministrazione. In particolare, il dipendente rispetta le
prescrizioni contenute nel piano per la prevenzione della corruzione,
presta la sua collaborazione al responsabile della prevenzione della
corruzione e, fermo restando l’obbligo di denuncia all’autorità
giudiziaria, segnala al proprio superiore gerarchico eventuali situazioni
di illecito nell’amministrazione di cui sia venuto a conoscenza.
Art. 9 Trasparenza e tracciabilità
1. Il dipendente assicura l’adempimento degli obblighi di trasparenza
previsti in capo alle pubbliche amministrazioni secondo le disposizioni
normative vigenti, prestando la massima collaborazione
nell’elaborazione, reperimento e trasmissione dei dati sottoposti
all’obbligo di pubblicazione sul sito istituzionale.
2. La tracciabilità dei processi decisionali adottati dai dipendenti deve
essere, in tutti i casi, garantita attraverso un adeguato supporto
documentale, che consenta in ogni momento la replicabilità.
Art. 10 Comportamento nei rapporti privati
1. Nei rapporti privati, comprese le relazioni extralavorative con
pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni, il dipendente non
sfrutta, nè menziona la posizione che ricopre nell’amministrazione per
ottenere utilità che non gli spettino e non assume nessun altro
comportamento che possa nuocere all’immagine dell’amministrazione.
Art. 11 Comportamento in servizio
1. Fermo restando il rispetto dei termini del procedimento
amministrativo, il dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda nè
adotta comportamenti tali da far ricadere su altri dipendenti il
compimento di attività o l’adozione di decisioni di propria spettanza.
2. Il dipendente utilizza i permessi di astensione dal lavoro,
comunque denominati, nel rispetto delle condizioni previste dalla
legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi.
3. Il dipendente utilizza il materiale o le attrezzature di cui dispone
per ragioni di ufficio e i servizi telematici e telefonici dell’ufficio nel
rispetto dei vincoli posti dall’amministrazione. Il dipendente utilizza i
mezzi di trasporto dell’amministrazione a sua disposizione soltanto per
lo svolgimento dei compiti d’ufficio, astenendosi dal trasportare terzi,
se non per motivi d’ufficio.
Art. 12 Rapporti con il pubblico
1. Il dipendente in rapporto con il pubblico si fa riconoscere
attraverso l’esposizione in modo visibile del badge od altro supporto
identificativo messo a disposizione dall’amministrazione, salvo diverse
disposizioni di servizio, anche in considerazione della sicurezza dei
dipendenti, opera con spirito di servizio, correttezza, cortesia e
disponibilità e, nel rispondere alla corrispondenza, a chiamate
telefoniche e ai messaggi di posta elettronica, opera nella maniera più
completa e accurata possibile. Qualora non sia competente per
posizione rivestita o per materia, indirizza l’interessato al funzionario o
ufficio competente della medesima amministrazione. Il dipendente,
fatte salve le norme sul segreto d’ufficio, fornisce le spiegazioni che gli
siano richieste in ordine al comportamento proprio e di altri dipendenti
dell’ufficio dei quali ha la responsabilità od il coordinamento. Nelle
operazioni da svolgersi e nella trattazione delle pratiche il dipendente
rispetta, salvo diverse esigenze di servizio o diverso ordine di priorità
stabilito dall’amministrazione, l’ordine cronologico e non rifiuta
prestazioni a cui sia tenuto con motivazioni generiche. Il dipendente
rispetta gli appuntamenti con i cittadini e risponde senza ritardo ai
loro reclami.
2. Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a
tutela dei diritti sindacali, il dipendente si astiene da dichiarazioni
pubbliche offensive nei confronti dell’amministrazione.
3. Il dipendente che svolge la sua attività lavorativa in
un’amministrazione che fornisce servizi al pubblico cura il rispetto
degli standard di qualità e di quantità fissati dall’amministrazione
anche nelle apposite carte dei servizi. Il dipendente opera al fine di
assicurare la continuità del servizio, di consentire agli utenti la scelta
tra i diversi erogatori e di fornire loro informazioni sulle modalità di
prestazione del servizio e sui livelli di qualità.
4. Il dipendente non assume impegni nè anticipa l’esito di decisioni o
azioni proprie o altrui inerenti all’ufficio, al di fuori dei casi consentiti.
Fornisce informazioni e notizie relative ad atti od operazioni
amministrative, in corso o conclusi, nelle ipotesi previste dalle
disposizioni di legge e regolamentari in materia di accesso,
informando sempre gli interessati della possibilità di avvalersi anche
dell’Ufficio per le relazioni con il pubblico. Rilascia copie ed estratti di
atti o documenti secondo la sua competenza, con le modalità stabilite
dalle norme in materia di accesso e dai regolamenti della propria
amministrazione.
5. Il dipendente osserva il segreto d’ufficio e la normativa in materia
di tutela e trattamento dei dati personali e, qualora sia richiesto
oralmente di fornire informazioni, atti, documenti non accessibili
tutelati dal segreto d’ufficio o dalle disposizioni in materia di dati
personali, informa il richiedente dei motivi che ostano all’accoglimento
della richiesta. Qualora non sia competente a provvedere in merito
alla richiesta cura, sulla base delle disposizioni interne, che la stessa
venga inoltrata all’ufficio competente della medesima
amministrazione.
Art. 13 Disposizioni particolari per i dirigenti
1. Ferma restando l’applicazione delle altre disposizioni del Codice, le
norme del presente articolo si applicano ai dirigenti, ivi compresi i
titolari di incarico ai sensi dell’articolo 19, comma 6, del decreto
legislativo n. 165 del 2001 e dell’articolo 110 del decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267, ai soggetti che svolgono funzioni equiparate ai
dirigenti operanti negli uffici di diretta collaborazione delle autorità
politiche, nonché ai funzionari responsabili di posizione organizzativa
negli enti privi di dirigenza.
2. Il dirigente svolge con diligenza le funzioni ad esso spettanti in
base all’atto di conferimento dell’incarico, persegue gli obiettivi
assegnati e adotta un comportamento organizzativo adeguato per
l’assolvimento dell’incarico.
3. Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica
all’amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi
finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione
pubblica che svolge e dichiara se ha parenti e affini entro il secondo
grado, coniuge o convivente che esercitano attività politiche,
professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con
l’ufficio che dovrà dirigere o che siano coinvolti nelle decisioni o nelle
attività inerenti all’ufficio. Il dirigente fornisce le informazioni sulla
propria situazione patrimoniale e le dichiarazioni annuali dei redditi
soggetti all’imposta sui redditi delle persone fisiche previste dalla
legge.
4. Il dirigente assume atteggiamenti leali e trasparenti e adotta un
comportamento esemplare e imparziale nei rapporti con i colleghi, i
collaboratori e i destinatari dell’azione amministrativa. Il dirigente
cura, altresì, che le risorse assegnate al suo ufficio siano utilizzate per
finalità esclusivamente istituzionali e, in nessun caso, per esigenze
personali.
5. Il dirigente cura, compatibilmente con le risorse disponibili, il
benessere organizzativo nella struttura a cui è preposto, favorendo
l’instaurarsi di rapporti cordiali e rispettosi tra i collaboratori, assume
iniziative finalizzate alla circolazione delle informazioni, alla
formazione e all’aggiornamento del personale, all’inclusione e alla
valorizzazione delle differenze di genere, di età e di condizioni
personali.
6. Il dirigente assegna l’istruttoria delle pratiche sulla base di un’equa
ripartizione del carico di lavoro, tenendo conto delle capacità, delle
attitudini e della professionalità del personale a sua disposizione. Il
dirigente affida gli incarichi aggiuntivi in base alla professionalità e,
per quanto possibile, secondo criteri di rotazione.
7. Il dirigente svolge la valutazione del personale assegnato alla
struttura cui è preposto con imparzialità e rispettando le indicazioni ed
i tempi prescritti.
8. Il dirigente intraprende con tempestività le iniziative necessarie
ove venga a conoscenza di un illecito, attiva e conclude, se
competente, il procedimento disciplinare, ovvero segnala
tempestivamente l’illecito all’autorità disciplinare, prestando ove
richiesta la propria collaborazione e provvede ad inoltrare tempestiva
denuncia all’autorità giudiziaria penale o segnalazione alla corte dei
conti per le rispettive competenze. Nel caso in cui riceva segnalazione
di un illecito da parte di un dipendente, adotta ogni cautela di legge
affinché sia tutelato il segnalante e non sia indebitamente rilevata la
sua identità nel procedimento disciplinare, ai sensi dell’articolo 54-
bis del decreto legislativo n. 165 del 2001.
9. Il dirigente, nei limiti delle sue possibilità, evita che notizie non
rispondenti al vero quanto all’organizzazione, all’attività e ai
dipendenti pubblici possano diffondersi. Favorisce la diffusione della
conoscenza di buone prassi e buoni esempi al fine di rafforzare il
senso di fiducia nei confronti dell’amministrazione.
Art. 14 Contratti ed altri atti negoziali
1. Nella conclusione di accordi e negozi e nella stipulazione di
contratti per conto dell’amministrazione, nonché nella fase di
esecuzione degli stessi, il dipendente non ricorre a mediazione di terzi,
nè corrisponde o promette ad alcuno utilità a titolo di intermediazione,
nè per facilitare o aver facilitato la conclusione o l’esecuzione del
contratto. Il presente comma non si applica ai casi in cui
l’amministrazione abbia deciso di ricorrere all’attività di
intermediazione professionale.
2. Il dipendente non conclude, per conto dell’amministrazione,
contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento o assicurazione
con imprese con le quali abbia stipulato contratti a titolo privato o
ricevuto altre utilità nel biennio precedente, ad eccezione di quelli
conclusi ai sensi dell’articolo 1342 del codice civile. Nel caso in cui
l’amministrazione concluda contratti di appalto, fornitura, servizio,
finanziamento o assicurazione, con imprese con le quali il dipendente
abbia concluso contratti a titolo privato o ricevuto altre utilità nel
biennio precedente, questi si astiene dal partecipare all’adozione delle
decisioni ed alle attività relative all’esecuzione del contratto,
redigendo verbale scritto di tale astensione da conservare agli atti
dell’ufficio.
3. Il dipendente che conclude accordi o negozi ovvero stipula
contratti a titolo privato, ad eccezione di quelli conclusi ai sensi
dell’articolo 1342 del codice civile, con persone fisiche o giuridiche
private con le quali abbia concluso, nel biennio precedente, contratti
di appalto, fornitura, servizio, finanziamento ed assicurazione, per
conto dell’amministrazione, ne informa per iscritto il dirigente
dell’ufficio.
4. Se nelle situazioni di cui ai commi 2 e 3 si trova il dirigente, questi
informa per iscritto il dirigente apicale responsabile della gestione del
personale.
5. Il dipendente che riceva, da persone fisiche o giuridiche
partecipanti a procedure negoziali nelle quali sia parte
l’amministrazione, rimostranze orali o scritte sull’operato dell’ufficio o
su quello dei propri collaboratori, ne informa immediatamente, di
regola per iscritto, il proprio superiore gerarchico o funzionale.
Art. 15 Vigilanza, monitoraggio e attività formative
1. Ai sensi dell’articolo 54, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, vigilano sull’applicazione del presente Codice e dei
codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni, i
dirigenti responsabili di ciascuna struttura, le strutture di controllo
interno e gli uffici etici e di disciplina.
2. Ai fini dell’attività di vigilanza e monitoraggio prevista dal presente
articolo, le amministrazioni si avvalgono dell’ufficio procedimenti
disciplinari istituito ai sensi dell’articolo 55-bis, comma 4, del decreto
legislativo n. 165 del 2001 che svolge, altresì, le funzioni dei comitati
o uffici etici eventualmente già istituiti.
3. Le attività svolte ai sensi del presente articolo dall’ufficio
procedimenti disciplinari si conformano alle eventuali previsioni
contenute nei piani di prevenzione della corruzione adottati dalle
amministrazioni ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 6
novembre 2012, n. 190. L’ufficio procedimenti disciplinari, oltre alle
funzioni disciplinari di cui all’articolo 55-bis e seguenti del decreto
legislativo n. 165 del 2001, cura l’aggiornamento del codice di
comportamento dell’amministrazione, l’esame delle segnalazioni di
violazione dei codici di comportamento, la raccolta delle condotte
illecite accertate e sanzionate, assicurando le garanzie di cui
all’articolo 54-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001. Il
responsabile della prevenzione della corruzione cura la diffusione della
conoscenza dei codici di comportamento nell’amministrazione, il
monitoraggio annuale sulla loro attuazione, ai sensi dell’articolo 54,
comma 7, del decreto legislativo n. 165 del 2001, la pubblicazione sul
sito istituzionale e della comunicazione all’Autorità nazionale
anticorruzione, di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 6 novembre
2012, n. 190, dei risultati del monitoraggio. Ai fini dello svolgimento
delle attività previste dal presente articolo, l’ufficio procedimenti
disciplinari opera in raccordo con il responsabile della prevenzione di
cui all’articolo 1, comma 7, della legge n. 190 del 2012.
4. Ai fini dell’attivazione del procedimento disciplinare per violazione
dei codici di comportamento, l’ufficio procedimenti disciplinari può
chiedere all’Autorità nazionale anticorruzione parere facoltativo
secondo quanto stabilito dall’articolo 1, comma 2, lettera d),
della legge n. 190 del 2012.
5. Al personale delle pubbliche amministrazioni sono rivolte attività
formative in materia di trasparenza e integrità, che consentano ai
dipendenti di conseguire una piena conoscenza dei contenuti del
codice di comportamento, nonché un aggiornamento annuale e
sistematico sulle misure e sulle disposizioni applicabili in tali ambiti.
6. Le Regioni e gli enti locali, definiscono, nell’ambito della propria
autonomia organizzativa, le linee guida necessarie per l’attuazione dei
principi di cui al presente articolo.
7. Dall’attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono
derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le
amministrazioni provvedono agli adempimenti previsti nell’ambito
delle risorse umane, finanziarie, e strumentali disponibili a legislazione
vigente.
Art. 16 Responsabilità conseguente alla violazione dei doveri del
codice
1. La violazione degli obblighi previsti dal presente Codice integra
comportamenti contrari ai doveri d’ufficio. Ferme restando le ipotesi in
cui la violazione delle disposizioni contenute nel presente Codice,
nonché dei doveri e degli obblighi previsti dal piano di prevenzione
della corruzione, dà luogo anche a responsabilità penale, civile,
amministrativa o contabile del pubblico dipendente, essa è fonte di
responsabilità disciplinare accertata all’esito del procedimento
disciplinare, nel rispetto dei principi di gradualità e proporzionalità
delle sanzioni.
2. Ai fini della determinazione del tipo e dell’entità della sanzione
disciplinare concretamente applicabile, la violazione è valutata in ogni
singolo caso con riguardo alla gravità del comportamento ed all’entità
del pregiudizio, anche morale, derivatone al decoro o al prestigio
dell’amministrazione di appartenenza. Le sanzioni applicabili sono
quelle previste dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi,
incluse quelle espulsive che possono essere applicate esclusivamente
nei casi, da valutare in relazione alla gravità, di violazione delle
disposizioni di cui agli articoli 4, qualora concorrano la non modicità
del valore del regalo o delle altre utilità e l’immediata correlazione di
questi ultimi con il compimento di un atto o di un’attività tipici
dell’ufficio, 5, comma 2, 14, comma 2, primo periodo, valutata ai
sensi del primo periodo. La disposizione di cui al secondo periodo si
applica altresì nei casi di recidiva negli illeciti di cui agli articoli 4,
comma 6, 6, comma 2, esclusi i conflitti meramente potenziali, e 13,
comma 9, primo periodo. I contratti collettivi possono prevedere
ulteriori criteri di individuazione delle sanzioni applicabili in relazione
alle tipologie di violazione del presente codice.
3. Resta ferma la comminazione del licenziamento senza preavviso
per i casi già previsti dalla legge, dai regolamenti e dai contratti
collettivi.
4. Restano fermi gli ulteriori obblighi e le conseguenti ipotesi di
responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti previsti da norme di
legge, di regolamento o dai contratti collettivi.
Art. 17 Disposizioni finali e abrogazioni

1. Le amministrazioni danno la più ampia diffusione al presente decreto, pubblicandolo sul proprio sito internet istituzionale e nella rete intranet, nonché trasmettendolo tramite e-mail a tutti i propri dipendenti e ai titolari di contratti di consulenza o collaborazione a qualsiasi titolo, anche professionale, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione dei vertici politici dell’amministrazione, nonché ai collaboratori a qualsiasi titolo, anche professionale, di imprese fornitrici di servizi in favore dell’amministrazione. L’amministrazione, contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro o, in mancanza, all’atto di conferimento dell’incarico, consegna e fa sottoscrivere ai nuovi assunti, con rapporti comunque denominati, copia del codice di comportamento.

2. Le amministrazioni danno la più ampia diffusione ai codici di comportamento da ciascuna definiti ai sensi dell’articolo 54, comma 5, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001 secondo le medesime modalità previste dal comma 1 del presente articolo.

3. Il decreto del Ministro per la funzione pubblica in data 28 novembre 2000, recante “Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2001, è abrogato. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.